mercoledì 10 novembre 2010

Gnocchi di zucca






Qualche settimana fa il mio vicino di casa mi ha regalato una fantastica zucca mantovana proveniente dal suo orto, con la raccomandazione di aprirla dopo il primo novembre, per poterla mangiare nel pieno della maturazione: giusto in tempo per provare a fare gli gnocchi di zucca.
Ricetta di Marianna:

350 gr di zucca fatta cuocere in forno per 20 minuti e poi passata
35 gr di patate lesse e poi passate
1 uovo
200 gr di farina ( io ne ho usata di piu' perché l'impasto era troppo umido, forse le patate non erano adatte)
Sale,pepe,noce moscata qb

La preparazione e' elementare: impastare insieme tutti gli ingredienti ottenendo un panetto dal quale ricavare i classici gnocchetti, ma nel mio caso si e' presentato un imprevisto: l'impasto era troppo molle e non riuscivo a lavorarlo... Eppure ho lessato le patate con la buccia e la zucca era abbastanza compatta, non riesco proprio a capire cosa e' andato storto.
Ho salvato la situazione aggiungendo altra farina, pensando che questo avrebbe compromesso la consistenza degli gnocchi, ma meglio questo che un tuffo in pattumiera!
Sorprendentemente il risultato e' stato decisamente ottimo, anche in cottura: non si sono disfatti e sono rimasti soffici.
Li ho conditi con burro parmigiano, semplicemente.
Alla prossima prova...


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lunedì 25 ottobre 2010

Thinking in the rain


Thinking in the rain
(Pensieri sotto l'ombrello in una piovosa
mattina di fine ottobre)
Adoro la pioggia.
Nelle notti estive, quando leggera si posa sulle foglie degli alberi accarezzandole, gentilmente, con il suo tocco fresco e delicato ed, aperte le finestre, resto sveglia ad ascoltarne la musica.
Nelle lunghe mattine autunnali, quando una spessa coltre di nuvole cineree avvolge ogni cosa, ovattando i rumori della città, e la pioggia, una goccia dopo l'altra, si posa, con lenta determinazione ed a piccoli passi, danzando il suo minuetto sui tetti delle case e sulle ali arruffate degli uccellini. D'inverno, quando senza preavviso si veste di bianco e ammanta il grigiore della quotidianità, costringendo ognuno di noi a fermarci per ammirare la sua opera.
In primavera, perché nella sua imprevedibilità, a volte burrascosa ed arrabbiata, altre volte delicata come un sussurro, porta sempre con sé la speranza di una nuova vita, un nuovo fiore.

Marianna

domenica 3 ottobre 2010

Insolita seratina con pizza e cinema

Niente di più tipico, per un italiano, di una sabato sera a base di pizza e cinema.

E pizza sia, con qualche piccola variazione sul procedimento di cottura che mi ha reso molto più veloce la preparazione e migliore il risultato.

Ho steso un bel disco di pasta e l'ho cotto in padella a coperchio chiuso per tre o quattro minuti per lato, a fuoco vivace.
Poi l'ho condito con pomodoro e mozzarella.
Infine ho fatto dorare la superficie della pizza sotto il grill, per qualche minuto.

Il gioco e' fatto:






A pensarci bene ci sarebbe stata a pennello qualche fogliolina di basilico, ma non ne avevo a disposizione... Sara' per la prossima volta.

Per il cinema, stasera ho scelto di ridere con "benvenuti al sud": tanto per stare in tema con il tono partenopeo della cena, ovviamente...


domenica 29 agosto 2010


Mi accorgo di essere sdraiata su una superficie ruvida e dura, in perenne movimento, e non capisco se i miei occhi sono chiusi o aperti; ma non importa, non avverto la minima differenza, perché il buio mi circonda. Non ho freddo e, così, scopro di essere vestita, perché sento qualcosa di morbido a contatto con la pelle. Un rumore assordante mi impedisce di sentire i pensieri che vorticano frenetici nella mia mente ed un odore acre, ferroso e stantio impregna l'aria che entra ed esce lenta dalle mie narici, investendomi di un lieve ma incessante disgusto. Resto così, supina e confusa, per un tempo, se questo esiste ancora, che sembra interminabile. Ad un tratto, decido di ascoltare quel rumore, non voglio più accettare passivamente la sua prepotenza, desidero afferrarlo, scomporlo, capirlo e, se posso, anche fermarlo. Mi accorgo che non è solo inutile e fastidioso baccano: sferzate di aria, fischi acuti, metallo che stride e sferragliare di ruote sui binari... sono consapevole di trovarmi all'interno di un vagone, su un treno che viaggia a forte velocità verso una destinazione a me ignota. Un pensiero mi assale chiaro, al di sopra di quella confusione: Ma chi sono? Come sono finita qui? Ho sempre saputo chi ero, dove mi trovavo e perché mentre ora so solo di essere un corpo, un cuore pulsante ed un'anima immersi nel buio, maleodorante, ristretto spazio di una scatola di metallo lanciata a tutta velocità verso il nulla. Rimugino a lungo sulla mia condizione, incredula e spaventata, senza riuscire a trovare una via d'uscita. Come un cane che gira e gira per capire di chi sia quella coda, la mia mente gira su stessa inutilmente, sino a quando un lampo di comprensione illumina per un attimo l'oscurità: devo alzarmi e trovare la porta! è così semplice, perché ho perso tutto questo tempo?? mi metto carponi e brancolo a fatica nel vuoto, orientadomi solo con le mani, che toccano il pianale che sento sudicio e umido sotto le dita. Piangendo e ridendo, gridando e singhiozzando, comincio a cercare e, dopo chissà quanto tempo, gridando di gioia, afferro quella che sembra una maniglia, spingo in giù e con tutte le forze apro la porta del vagone. Una luce abbagliante colpisce come un violento schiaffo il mio viso e brucia i miei occhi; forti raffiche di vento mi costringono ad arretrare verso l'interno. Aspetto che il cuore riprenda i suoi battiti regolari e solo a quel punto, riapro gli occhi e guardo fuori: non riesco ancora a mettere a fuoco, ma vedo. Vedo una striscia verde interrotta ogni tanto da punti colorati, ed una striscia di un turchese così intenso e maestoso da farmi piangere. I dettagli si fanno man mano sempre più chiari e vedo campi coltivati, piccoli fragili fiori sferzati dall'aria, e la luce del sole che scalda questo quieto e silenzioso paradiso; come vorrei poter far parte di quel sogno, accarezzare l'erba, odorare quei petali, ascoltare la vita che certamente li abita. Non so come fare ad arrivare lì, non so come abbandonare il luogo in cui mi trovo; il tempo (ma c'è davvero?) passa lento ed instancabile ed io contemplo un sogno che sembra a portata di mano. Potrei fare un salto.. certo! potrei fare un salto verso la luce ed abbandonare il buio; darmi la spinta, usare tutte le mie forze ed atterrare laggiù. Risolutamente, mi alzo, vado verso l'uscita, mi affaccio e guardo fuori: quanto è lungo questo treno.. non vedo l'inizio, né la fine. Non importa, quando scenderò di qui, non avrà più importanza. Mi preparo, faccio due passi indietro, sto per saltare... ma non riesco! Vorrei ma non posso! Ho paura... non so cosa mi aspetta.. potrei farmi male, potrei soffrire.. in fondo ora sono al sicuro. Potrei restare qui ancora un pò, magari il treno si fermerà, forse qualcuno arriverà a salvarmi. Non decido. Mai. Resto in attesa davanti a quella porta. Mi ricordo delle persone che amo ed il mio pensiero va a loro. Cosa penseranno di me se farò quel balzo? Resteranno delusi, di certo. O forse no? Vorrei il loro perdono se dovessi fare la scelta sbagliata. Così mi sento, così è la mia vita. Indecisione e paura, sogni e speranze. Marianna

giovedì 12 agosto 2010

Sveglia!!! muffin al cioccolato





Quando ci si prepara ad affrontare un'impresa bisogna sempre fare il pieno di energia,quindi via libera al cioccolato, che solo a nominarlo fa bene al cuore....si ma la scelta e' ardua: qui ci saranno mille sorte di cioccolati diversi: al latte, bianco, fondente, ripieno alla frutta, con nocciole, noci, pistacchi... aiuto!!!!!
Dopo mezzoretta davanti allo scaffale dei dolci ho pensato che era necessario prendere una decisione, optando per un preparato per muffin al cioccolato che mi implorava di essere comprato: non sara' del tutto "home made", ma io non sono estremista,questo l'ho gia' detto.
Ci pensero' poi a metterci la "firma", sui miei confortanti dolcetti.

Facile e veloce: aggiungere 3 uova, 125 ml di olio leggero e 75 ml di latte...voila', fatto, ora riempiamo i pirottini e inforniamo per 25 minuti a 175 gradi forno statico.

Finalmente in casa si crea un'atmosfera dolce ed accogliente, con questo profumino di cioccolato che si aggira tra le (poche..) stanze.
Ora posso pensare ad affrontare la mia impresa con una disposizione d'animo diversa, piu' ottimista, battagliera, energica...cioccolatosa, appunto.

Sforno la mia schiera di muffins belli gonfi, sembrano soffici, gia' me li immagino sparire in un bicchierone di latte, se arrivano a domani mattina, con il golosone che ho in casa!

Qualche goccia di cioccolato fuso in superficie ed eccoli pronti, tutti da gustare,sperando che mi regalino la giusta dose di energia per lanciarmi nel meraviglioso mondo della...matematica, nuova compagna di vita da quando ho deciso di lasciare la cassa del supermercato in favore delle esaltanti paghe e dei tanto amati contributi...

PS: ecco una ricetta per chi e' meno pigro di me e vuol prepararsi i muffin a casa: tratta da "cotto e mangiato", Parodi docet:

venerdì 23 luglio 2010

Metti un venerdì sera da sola, in ufficio...


Metti un venerdì sera, da sola in ufficio... sto guardando il temporale.... nel silenzio più totale di un luogo che, senza il turbine delle telefonate, delle discussioni e del ticchettìo delle tastiere, si trasforma, improvvisamente, in un mondo nuovo, quasi estraneo. Fuori, imperversa la grandine e la pioggia si abbatte impietosamente sulle vetrate mentre io resto qui, in ascolto di ogni singolo rumore.. è come se questo luogo volesse sussurrarmi qualcosa e, così, immagino voci antiche di bimbi che si rincorrono nel corridoio dove ora si trova l'archivio o il profumo di un pranzo domenicale consumato nella quiete della famiglia riunita. Chissà chi viveva in questo appartamento di un palazzo costruito oltre cinquant'anni fa, nel centro di una cittadina borghese e falsamente bigotta, alle spalle della grande chiesa centrale... chissà?? Strani pensieri, è vero, eppure a volte gli oggetti che abbiamo intorno sembrano in grado di trattenere qualcosa della vitalità (forse dell'anima?), di chi li ha posseduti, potendo, così, anche dopo tanti anni, sussurrartene sogni, segreti e paure...
Marianna 23/07/2010

mercoledì 21 luglio 2010

La fatina dalle mani d'oro





Ci sono persone che il talento lo esprimono in modo naturale, senza nessuna fatica, nessuno sforzo, come se fosse l'arte a manifestarsi a loro e non il contrario.
Guardare queste persone all'opera ha qualcosa di estremamente affascinante, quasi misterioso, e' come essere trasportati in una dimensione nuova e restare li' per tutto il tempo in cui si realizza la meraviglia.

Mi era già capitato ascoltando il mio amico Mauro leggere le sue poesie, o tra le note di violino di una ragazza molto dolce di Basilea che ci fa sempre il gran piacere di invitarci ai suoi concerti, ma mai avrei pensato di rimanere incantata guardando nascere un vestito.

Per l'esattezza il "mio" vestito, studiato appositamente su di me, cucito direttamente sulla mia pelle e confezionato con la cura di una mamma che coccola il suo neonato.
Ogni filo,ogni piega e' stata controllata e perfezionata, la stoffa tagliata a regola d'arte seguendo la trama delicata del tessuto, ogni bordo delineato da preziose cuciture, ma senza un disegno preciso, seguendo solo l'istinto della creatività, quella autentica.

Così', dopo aver dato forma e personalità all' abito,ecco gli accessori, impreziositi anche questi da leggeri richiami alla soffice seta del vestito.

Bello sentirsi ogni tanto come Cenerentola alla vigilia del ballo, anche se ad essere onesti il paragone non mi si addice in maniera particolare, con la fatina dalle mani d'oro come alleata...

Grazie per l'abito, per le scarpine e per le stoffe, per il tempo passato insieme, tutte cose che nessuna MasterCard,nemmeno la loro,può comprare...